5. Il Piatto di S. Antonio

S. Antonio Abate è presente nella devozione dei Frati Minori fin dall'inizio dell'Ordine fondato da S. Francesco alla Porziuncola, dove vi è giunto verso la fine del 1207 o agli inizi del 1208. Mentre la restaurava riceve i primi fratelli.

Qui ascolta il Vangelo della missione degli apostoli e, dopo la spiegazione, esclama: "Questo desidero, questo voglio, questo bramo di fare con tutto il cuore".

La vita evangelica diventa la sua vita e quando ha un certo numero di fratelli - 12 secondo la tradizione - alla Porziuncola scrive una breve Regola di vita, quasi tutta di frasi desunte dal Vangelo. Riesce ad ottenere udienza dal papa Innocenzo III che gliela approva a voce, il 16 aprile 1209, secondo la tradizione. Durante il ritorno da Roma, Francesco e i primi compagni, sostano presso Orte, prima, e poi, per un breve periodo, in una capanna, situata, probabilmente, presso i due lebbrosari della Maddalena e di S. Rufino in Arce per il servizio ai lebbrosi.

Ritornano, quindi, alla Porziuncola. Qui S. Francesco comincia ad andare con loro in missione, due a due, per le strade d'Italia, prima, e del mondo, poi. La Porziuncola rimane il punto di riferimento spirituale per tutti.

Francesco, poiché la chiesetta era dedicata a S. Maria degli Angeli, l'Assunta, la sceglie definitivamente come dimora per sé e per i suoi frati, senza rinunciare a quella itineranza evangelica che caratterizza il nuovo Ordine.

La Porziuncola era proprietà dei Benedettini dell'Abbazia di S. Benedetto sul monte Subasio. Francesco la ottenne in uso per sé e per la sua fraternità.

I ripetuti contatti con i Benedettini permisero a Francesco una certa conoscenza di questo Ordine monastico presso il quale senz'altro era ben conosciuto e venerato S. Antonio abate, padre del monachesimo orientale.

Forse questi contatti e questa conoscenza avevano offerto a S. Francesco la possibilità di incontrare la figura di S. Antonio abate, figura in seguito conosciuta e entrata a far parte nella iconografia e nella devozione dei frati. Infatti, anche nel polittico di Prete Ilario da Viterbo, posto nella parete di fondo della Porziuncola, vi è una formella con l'immagine di S. Antonio abate. La sua devozione era molto diffusa in Assisi e dintorni soprattutto per la presenza degli Antoniani appartenenti ad una congragazione che seguiva lo spirito della Regola di S. Antonio abate. Erano giunti ad Assisi intorno all'anno 1000 e ivi rimasti per circa cinque secoli. Gli Antoniani guidavano la Confraternita di S. Antonio che aveva, tra l'altro, lo scopo di assistere i poveri.

Nella progettazione della grande Basilica, i frati previdero anche una Cappella da dedicare S. Antonio abate, sia per la devozione dei frati verso questo Santo, sia perché, come scriveva il cronista del tempo, la "Confraternita del glorioso S. Antonio Abbate, eretta in questa nostra chiesa di S. Maria degli Angeli nel piano di Assisi", esisteva prima del 1666.

L'anno precedente ebbe inizio il Piatto di S. Antonio abate. Nella Premessa alla monografia Il piatto di S. Antonio a S. Maria degli Angeli, stampata a cura del "Notiziario Angelano" nel 1977 e ristampata a cura dei Priori di S. Antonio abate nel 1994, così scrive il P. Luciano Canonici: "Il Piatto di S. Antonio abate ebbe inizio nel 1665 e non nel 1860, come si dice, con la moria dei cavalli. Tutto ciò risulta da documenti di Archivio".

Ciò qualifica di molto la tradizione della devozione e del piatto di S. Antonio e onora quanti lungo questi secoli l'hanno trasmessa.

Il Piatto e la Compagnia o Confraternita di S. Antonio abate ebbero alterne vicende lungo i secoli, compresa una prolungata interruzione dal 1680 al 1769 e da circa il 1790 agli inizi della seconda metà del 1800.

Intorno al 1860 sembra rinascere la tradizione del Piatto, ma, nello stesso anno, viene soppressa la Confraternita di S. Antonio abate, in seguito alle leggi del nuovo Regno di Italia.

La festa e la tradizione del Piatto, però, sembrano proseguire, anche se, tenendo presenti i documenti attualmente conosciuti, solo nel 1894 si ha notizia e della festa del Santo e dei Priori.

Nel 1892 inizia il ministero di parroco di Santa Maria degli Angeli il P. Francesco Maria Galli, angelano, il quale si impegna a rivitalizzare tutte le Confraternite, affidando loro anche scopi sociali. La prima notizia di una nuova vitalità della Confraternita e del Piatto di S. Antonio abate si ha nel 1894. Così scrive il Padre Francesco Galli il 21 gennaio: "In questa domenica è stata fatta la festa di S. Antonio Abbate [...]. Il suono della campana grande e spese delle funzioni sono state pagate dai Priori della festa" [1].

Più chiaro il riferimento del Parroco il 19 gennaio 1896: "Essendo esposta nella Cappella della Parrocchia la statua di S. Antonio Abbate, ho preso motivo per parlare al popolo della sua vita meravigliosa, narrando qualche tratto di essa. I Priori di S. Antonio Abbate ancora in quest'anno hanno fatto la solita distribuzione del così detto «Piatto di S. Antonio »" [2].

Così, verso la fine del 1800, la bella tradizione del Piatto di S. Antonio riprende una continua evoluzione fino ai nostri giorni, eccetto una parentesi di decadenza verificatasi tra la prima e la seconda guerra mondiale.

Negli ultimi decenni la tradizione del Piatto di S. Antonio ha avuto un notevole sviluppo imponendosi ben oltre i confini del territorio. Migliaia di persone partecipano alla Celebrazione eucaristica al termine della quale avviene l'investitura dei nuovi Priori. Moltissimi fedeli partecipano alla processione e soprattutto alla benedizione degli animali e del pane. La benedizione ha luogo nella parte inferiore della Piazza della Basilica papale.

Dopo la sistemazione e catalogazione degli Archivi della Curia Provinciale dei Frati Minori dell'Umbria, del Protoconvento della Porziuncola e della Parrocchia , e dopo la pubblicazione de La Cronaca parrocchiale di S. Maria degli Angeli 1852-1899, è auspicabile che si possa fare una ricerca ben più documentata per avere una storiografia che illustri e favorisca e la storia della devozione al Santo e della tradizione del Piatto nella nostra comunità.


[1] A. Maiarelli (a cura di), La Cronaca parrocchiale di Santa Maria degli Angeli (1852-1899), anno 1894, 21 gennaio, Tomo III, pp 2067. Il P. Galli fa riferimento a S. Antonio abate come titolare della Parrocchia. È la prima volta che si trova questo titolo in riferimento al Santo. Ma il titolo della Parrocchia, fino al 1986 è stato sempre "S. Maria degli Angeli" (cfr F. Santucci, Origini della parrocchia di S. Maria degli Angeli 1850, pp 43-44). Come pure a tutt'ora non sono stati ritrovati documenti giuridici ecclesiastici che decretino S. Antonio abate patrono o protettore della Parrocchia di Santa Maria degli Angeli. Nell'anno 2000, in occasione del 150 anniversario della erezione della Parrocchia, sono state iniziate le pratiche per riprendere l'antico titolo della Parrocchia di Santa Maria degli Angeli. Tutti i documenti sono stati pubblicati, in "Cristiani 2000. Con la Madre di Gesù", Quaresima 2003, anno IV, n. 2, pp 24-31. Tra essi è pubblicato anche il Decreto di S. Ecc. Mons. Sergio Goretti con il quale stabilisce che Parrocchia «riprenda l'antico titolo e d'ora innanzi venga denominata «S. Maria degli Angeli», «conservando come compatroni sia S. Antonio abate, con la sua ricca tradizione, che S. Francesco di Assisi», «ritenendo utile potenziare la devozione mariana, che ha sempre caratterizzato la popolosa frazione, felicemente accresciuta dall'insegnamento e dalla vita di S. Francesco»".

[2] A. Maiarelli (a cura di), La Cronaca parrocchiale, oc, anno 1896, 19 gennaio, Tomo III, pp 2093-2094.