1. La vita

La vita di S. Antonio abate è stata lunga e intensa, riservatissima e totalmente isolata per lunghi periodi, ma anche con vari spostamenti, per motivi ecclesiali, di amicizia e di consigli a livello sociale e politico.

La maggior parte delle notizie sulla vita di S. Antonio, soprattutto la descrizione fedele e completa della sua dimensione spirituale, vengono dedotte dalla Vita di S. Antonio, scritta dal grande S. Atanasio.

S. Antonio nasce verso il 250 a Coma, una città del medio Egitto. La sua famiglia era molto cristiana e molto ricca, ma a 18 anni Antonio rimane orfano insieme ad una sorella più piccola. Un giorno, entrato in chiesa per partecipare alla S. Messa, ascolta la lettura e forse la spiegazione del seguente passo del Vangelo: "Se vuoi essere perfetto va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi" (Mt 19,21).

Quando un cristiano ascolta la Parola di Dio come rivolta a se stesso, la vita cambia. S. Antonio visse proprio questo. Si sentì personalmente interpellato da quella parola del Vangelo e subito la mise in pratica. Così farà anche S. Francesco.

Sistemò la sorella presso un gruppo di pie donne lasciando una buona somma di denaro che garantisse la sua sussistenza. Vendette le sue proprietà e distribuì tutto ai poveri. Si ritirò in un luogo solitario presso la sua città impegnando il tempo nella preghiera, nel lavoro e nello studio della S. Scrittura, facendosi aiutare e illuminare da un anziano eremita. S. Antonio riteneva la S. Scrittura "un piatto gustoso da cui non si poteva togliere nulla". Di questo piatto si è sempre nutrito, e la Parola di Dio ha fatto fiorire in lui una feconda santità di vita, ancor oggi imitata e invocata.

Il cristiano che vive sul serio la sua fede, praticandola con coerenza e radicalità, deve prepararsi alla lotta contro il male, contro il diavolo. Fu questa una delle caratteristiche della vita di S. Antonio, che ha dovuto sostenere ferocissime lotte contro il diavolo. Alcune lotte, anche simpatiche, le troviamo descritte in varie canzoni popolari. La resistenza al diavolo è stata sostenuta da S. Antonio soprattutto con preghiere, digiuni e non piccole e poche penitenze.

Ma ad un certo momento anche con il cambiamento di luogo. Il diavolo, però, seguitò a perseguitarlo.

Infatti S. Antonio andò a vivere in una tomba scavata su una montagna. Il luogo era noto solo ad un suo amico. E al diavolo.

Di nuovo, verso i 35 anni cambiò luogo e si trasferì molto più lontano dal precedente dove nessuno poteva accedere, nella più totale solitudine. Si ritirò dentro un castello diroccato: l'amico gli gettava i viveri dal di sopra delle mura di cinta.

Alcuni anni dopo fu scoperta la sua nuova dimora. Immediatamente si diffuse la fama della sua santità e cominciarono ad andare da lui vari uomini che vivevano in solitudine. Questi chiesero a S. Antonio di essere da lui diretti. Con loro essi fondò due monasteri, uno a destra e uno a sinistra del Nilo. Qui fu visitato da S. Ilarione.

Nel 311, sotto la persecuzione di Massimino Daia, si recò ad Alessandria d'Egitto per incoraggiare quanti soffrivano la persecuzione e per difendere anche il suo discepolo ed amico S. Atanasio nella lotta contro gli ariani. Ma era sempre fortemente presente in lui il desiderio della più isolata solitudine.

Per questo si allontanò per circa tre miglia dall'ultima dimora addentrandosi nel deserto, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Pochi mesi prima della morte tornò ad Alessandria per combattere di nuovo gli ariani.

Pur nella sua solitudine fu sempre ricercato e ritenuto grande maestro di spiritualità. Quindici anni prima di morire, aveva circa 90 anni, permise a due suoi discepoli, Macario e Amathos, di condurre vita comune con lui.

A loro predisse la sua fine, ma diede ordine di non rivelare ad alcuno il luogo della sua sepoltura.

S. Antonio morì il 17 gennaio del 356, a 106 anni.

La solitudine e l'isolamento non gli hanno impedito una feconda presenza nella vita del suo tempo.

 

2. Dopo la morte

S. Antonio ha dato inizio alla vita anacoretica (vita di singole persone eremitiche senza regole monastiche) e alla vita monastica. Ha scritto una Regola per i monaci. Dei suoi scritti è rimasto poco, alcune lettere e un discorso riportato da S. Atanasio nella vita che ha scritto. Nel discorso viene descritta la dottrina ascetica di S. Antonio.

La vita di S. Antonio scritta da S. Atanasio ebbe grande risonanza e grande diffusione.

S. Agostino nelle Confessioni descrive il bene che ne ha ricevuto dalla lettura.

Nel 561, per rivelazione, fu scoperto il sepolcro del Santo. Le reliquie furono prima trasportate ad Alessandria, ma nel 635, in seguito alla invasione araba, furono trasferite a Costantinopoli. Nel secolo XI furono portate in Francia da un crociato a La Motte Saint Didier e nel 1491 traslate nella cattedrale di Arles.

Possiamo così definire S. Antonio: "abate, santo, detto anche S. Antonio il Grande, patriarca del monachesimo, famoso uomo di preghiera, grandissimo lottatore contro i demoni, guaritore di infermi e direttore di anime".

Scrive S. Atanasio: "Chi andò da lui afflitto e non tornò gioioso? Chi non andò adirato e non si convertì all'amicizia? Chi, scoraggiato dalla povertà, andò da lui e dopo averlo visto e sentito non disprezzò le ricchezze e non trasse consolazione dalla povertà? Quale monaco scoraggiato non andò da lui e non ne tornò poi più saldo? Quale giovane, recatosi sul monte e visto S. Antonio, non ne ritornò disprezzando i piaceri del corpo e abbracciando il pudore? Chi andò da lui tormentato dal demonio e non ne fu liberato?".

La sua festa si celebra il 17 gennaio.

 

 

3. Devozione e folklore

 

Se la fama di santità di S. Antonio era già molto diffusa in vita, dopo la sua morte si estese anche in tutto il mondo occidentale. In un primo tempo la diffusione sembra attribuirsi al fatto che S. Antonio era un potente guaritore dall'herpes zoster (conosciuto più come fuoco di S. Antonio), malattia molto grave e fastidiosa, che colpisce le cellule nervose.

Di fronte alla mancanza o inefficienza di medicine adatte, i fedeli si recavano presso le sue reliquie per ottenere la guarigione. Constatata questa efficacia, i malati pellegrini aumentarono, tanto che fu necessaria la costruzione di un ospedale a servizio del quale nacque la Confraternita degli Antoniani. Questi, per affrontare le spese ospedaliere, sembra abbiano dato avvio ad un allevamento di maiali, che, come gli altri animali, andavano liberi per la città, mantenuti dalla gente. Quando una legge proibì la libera circolazione di questi animali, si fece una eccezione per quelli degli Antoniani; dovevano però portare un campanello legato al collo. Sembra, sia questo il motivo per cui S. Antonio è raffigurato con il maiale e il campanello al collo. In seguito, non solo i maiali, ma tutti gli animali domestici furono posti sotto la protezione di S. Antonio. Non mancano altre interpretazioni. S. Antonio, isolato nel deserto, viveva tra gli animali e coltivava la terra.

S. Antonio, oltre che per la malattia dell'herpes zoster, è invocato anche per la protezione contro la peste, lo scorbuto e malattie simili.

Lungo i secoli è stato scelto come protettore degli operatori di diverse attività: guantai, tessitori, confettieri, archibugieri, panierai.

Molto ricca e diffusa l'iconografia di S. Antonio. Spesso è raffigurato come abile ingannatore del diavolo, con lo scopo di sottrargli le anime, ma la più comune è quella che lo raffigura fra gli animali.

Alla vigilia della sua festa vengono accesi, in molte parti, grandi falò che bruciano tutta la notte e le cui ceneri vengono portate a casa dai contadini e custodite come reliquie. Mentre arde il falò vengono arrostite salsicce e carne, che si consumano conversando.

In altre parti è famosa la galoppata, corsa di muli, asini e cavalli. In molti luoghi è diffuso l'andar per le strade del paese cantando la storia del Santo.

Altra nota folkloristica caratteristica: in alcuni paesi veniva allevato un maialino da tutti gli abitanti. Era lasciato libero di circolare per il paese. Quando il maialino diventava maiale veniva ucciso e le sue carni date ai poveri. Da qui il detto: "Andare di porta in porta come il porco di S. Antonio".

La popolarità e la devozione a S. Antonio abate hanno fatto nascere alcuni detti e proverbi, quali:

- Andare di porta in porta come il porco di S. Antonio.

- Deve aver rubato il porco di S. Antonio (si dice di chi è colpito da una serie di disgrazie).

- S. Antonio con la barba bianca, se non piove la neve non manca.

- S. Antonio di gennaio porta grano nel granaio e mezza paglia nel pagliaio.

- S. Lorenzo della gran calura, S. Antonio della gran freddura, l'una e l'altra poco dura.

- La befana tutte le feste porta via. Rispose S. Antonio: piano piano, c'è anche la mia.

 

4. Dagli Scritti di S. Antonio abate

"Nessuno di noi si lasci pren­dere dalla cupidigia di possedere. Che guadagno c'è a possedere cose che non possiamo portare con noi? Perché non ci preoccu­piamo di acquistare cose che possiamo portare via con noi co­me la prudenza, la giustizia, il coraggio, l'intelletto, la carità, l'amore verso i poveri, la fede in Cristo, la mansuetudine, l'ospitali­tà?".

"Abbiamo dei nemici terribili ed astuti, i malvagi demoni che noi dobbiamo combattere... non dob­biamo lasciarci spaventare dalle loro suggestioni: con la preghiera, con i digiuni, con la fede nel Si­gnore essi cadono".

"Sentendo parlare della virtù non abbiate paura, né dovete te­mere il nome. Non è infatti lonta­na da noi, né si trova fuori di noi... La virtù perciò ha bisogno soltanto della nostra volontà, dal momento che è in noi e da noi trae la sua origine".

"Quotidianamente ognuno chie­da conto a se stesso delle azioni del giorno e della notte. Se ha peccato cessi di peccare; se non ha peccato, non si vanti ma perseveri nel bene".

"Respirate sempre Cristo".

 

5. Il Piatto di S. Antonio

S. Antonio Abate è presente nella devozione dei Frati Minori fin dall'inizio dell'Ordine fondato da S. Francesco alla Porziuncola, dove vi è giunto verso la fine del 1207 o agli inizi del 1208. Mentre la restaurava riceve i primi fratelli.

Qui ascolta il Vangelo della missione degli apostoli e, dopo la spiegazione, esclama: "Questo desidero, questo voglio, questo bramo di fare con tutto il cuore".

La vita evangelica diventa la sua vita e quando ha un certo numero di fratelli - 12 secondo la tradizione - alla Porziuncola scrive una breve Regola di vita, quasi tutta di frasi desunte dal Vangelo. Riesce ad ottenere udienza dal papa Innocenzo III che gliela approva a voce, il 16 aprile 1209, secondo la tradizione. Durante il ritorno da Roma, Francesco e i primi compagni, sostano presso Orte, prima, e poi, per un breve periodo, in una capanna, situata, probabilmente, presso i due lebbrosari della Maddalena e di S. Rufino in Arce per il servizio ai lebbrosi.

Ritornano, quindi, alla Porziuncola. Qui S. Francesco comincia ad andare con loro in missione, due a due, per le strade d'Italia, prima, e del mondo, poi. La Porziuncola rimane il punto di riferimento spirituale per tutti.

Francesco, poiché la chiesetta era dedicata a S. Maria degli Angeli, l'Assunta, la sceglie definitivamente come dimora per sé e per i suoi frati, senza rinunciare a quella itineranza evangelica che caratterizza il nuovo Ordine.

La Porziuncola era proprietà dei Benedettini dell'Abbazia di S. Benedetto sul monte Subasio. Francesco la ottenne in uso per sé e per la sua fraternità.

I ripetuti contatti con i Benedettini permisero a Francesco una certa conoscenza di questo Ordine monastico presso il quale senz'altro era ben conosciuto e venerato S. Antonio abate, padre del monachesimo orientale.

Forse questi contatti e questa conoscenza avevano offerto a S. Francesco la possibilità di incontrare la figura di S. Antonio abate, figura in seguito conosciuta e entrata a far parte nella iconografia e nella devozione dei frati. Infatti, anche nel polittico di Prete Ilario da Viterbo, posto nella parete di fondo della Porziuncola, vi è una formella con l'immagine di S. Antonio abate. La sua devozione era molto diffusa in Assisi e dintorni soprattutto per la presenza degli Antoniani appartenenti ad una congragazione che seguiva lo spirito della Regola di S. Antonio abate. Erano giunti ad Assisi intorno all'anno 1000 e ivi rimasti per circa cinque secoli. Gli Antoniani guidavano la Confraternita di S. Antonio che aveva, tra l'altro, lo scopo di assistere i poveri.

Nella progettazione della grande Basilica, i frati previdero anche una Cappella da dedicare S. Antonio abate, sia per la devozione dei frati verso questo Santo, sia perché, come scriveva il cronista del tempo, la "Confraternita del glorioso S. Antonio Abbate, eretta in questa nostra chiesa di S. Maria degli Angeli nel piano di Assisi", esisteva prima del 1666.

L'anno precedente ebbe inizio il Piatto di S. Antonio abate. Nella Premessa alla monografia Il piatto di S. Antonio a S. Maria degli Angeli, stampata a cura del "Notiziario Angelano" nel 1977 e ristampata a cura dei Priori di S. Antonio abate nel 1994, così scrive il P. Luciano Canonici: "Il Piatto di S. Antonio abate ebbe inizio nel 1665 e non nel 1860, come si dice, con la moria dei cavalli. Tutto ciò risulta da documenti di Archivio".

Ciò qualifica di molto la tradizione della devozione e del piatto di S. Antonio e onora quanti lungo questi secoli l'hanno trasmessa.

Il Piatto e la Compagnia o Confraternita di S. Antonio abate ebbero alterne vicende lungo i secoli, compresa una prolungata interruzione dal 1680 al 1769 e da circa il 1790 agli inizi della seconda metà del 1800.

Intorno al 1860 sembra rinascere la tradizione del Piatto, ma, nello stesso anno, viene soppressa la Confraternita di S. Antonio abate, in seguito alle leggi del nuovo Regno di Italia.

La festa e la tradizione del Piatto, però, sembrano proseguire, anche se, tenendo presenti i documenti attualmente conosciuti, solo nel 1894 si ha notizia e della festa del Santo e dei Priori.

Nel 1892 inizia il ministero di parroco di Santa Maria degli Angeli il P. Francesco Maria Galli, angelano, il quale si impegna a rivitalizzare tutte le Confraternite, affidando loro anche scopi sociali. La prima notizia di una nuova vitalità della Confraternita e del Piatto di S. Antonio abate si ha nel 1894. Così scrive il Padre Francesco Galli il 21 gennaio: "In questa domenica è stata fatta la festa di S. Antonio Abbate [...]. Il suono della campana grande e spese delle funzioni sono state pagate dai Priori della festa" [1].

Più chiaro il riferimento del Parroco il 19 gennaio 1896: "Essendo esposta nella Cappella della Parrocchia la statua di S. Antonio Abbate, ho preso motivo per parlare al popolo della sua vita meravigliosa, narrando qualche tratto di essa. I Priori di S. Antonio Abbate ancora in quest'anno hanno fatto la solita distribuzione del così detto «Piatto di S. Antonio »" [2].

Così, verso la fine del 1800, la bella tradizione del Piatto di S. Antonio riprende una continua evoluzione fino ai nostri giorni, eccetto una parentesi di decadenza verificatasi tra la prima e la seconda guerra mondiale.

Negli ultimi decenni la tradizione del Piatto di S. Antonio ha avuto un notevole sviluppo imponendosi ben oltre i confini del territorio. Migliaia di persone partecipano alla Celebrazione eucaristica al termine della quale avviene l'investitura dei nuovi Priori. Moltissimi fedeli partecipano alla processione e soprattutto alla benedizione degli animali e del pane. La benedizione ha luogo nella parte inferiore della Piazza della Basilica papale.

Dopo la sistemazione e catalogazione degli Archivi della Curia Provinciale dei Frati Minori dell'Umbria, del Protoconvento della Porziuncola e della Parrocchia , e dopo la pubblicazione de La Cronaca parrocchiale di S. Maria degli Angeli 1852-1899, è auspicabile che si possa fare una ricerca ben più documentata per avere una storiografia che illustri e favorisca e la storia della devozione al Santo e della tradizione del Piatto nella nostra comunità.

 


[1] A. Maiarelli (a cura di), La Cronaca parrocchiale di Santa Maria degli Angeli (1852-1899), anno 1894, 21 gennaio, Tomo III, pp 2067. Il P. Galli fa riferimento a S. Antonio abate come titolare della Parrocchia. È la prima volta che si trova questo titolo in riferimento al Santo. Ma il titolo della Parrocchia, fino al 1986 è stato sempre "S. Maria degli Angeli" (cfr F. Santucci, Origini della parrocchia di S. Maria degli Angeli 1850, pp 43-44). Come pure a tutt'ora non sono stati ritrovati documenti giuridici ecclesiastici che decretino S. Antonio abate patrono o protettore della Parrocchia di Santa Maria degli Angeli. Nell'anno 2000, in occasione del 150 anniversario della erezione della Parrocchia, sono state iniziate le pratiche per riprendere l'antico titolo della Parrocchia di Santa Maria degli Angeli. Tutti i documenti sono stati pubblicati, in "Cristiani 2000. Con la Madre di Gesù", Quaresima 2003, anno IV, n. 2, pp 24-31. Tra essi è pubblicato anche il Decreto di S. Ecc. Mons. Sergio Goretti con il quale stabilisce che Parrocchia «riprenda l'antico titolo e d'ora innanzi venga denominata «S. Maria degli Angeli», «conservando come compatroni sia S. Antonio abate, con la sua ricca tradizione, che S. Francesco di Assisi», «ritenendo utile potenziare la devozione mariana, che ha sempre caratterizzato la popolosa frazione, felicemente accresciuta dall'insegnamento e dalla vita di S. Francesco»".

 

[2] A. Maiarelli (a cura di), La Cronaca parrocchiale, oc, anno 1896, 19 gennaio, Tomo III, pp 2093-2094.